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La lettera O

La O è la tredicesima lettera dell'alfabeto italiano e la quarta delle sue vocali. Si chiama o e ha due suoni: chiusa /o/ in sole e aperta /ɔ/ in porta, differenza che la scrittura segnala solo quando la vocale porta l'accento.

Nome e pronuncia

Il nome è o, femminile e invariabile. La o aperta si scrive con accento grave quando è tonica in fine di parola: però, ciò, falò. L'accento acuto ó esiste ma si usa solo nei dizionari e nei testi didattici, per segnalare il timbro chiuso: nella scrittura corrente non compare mai.

All'interno della parola l'apertura non si segnala e distingue coppie come bótte (il recipiente) e bòtte (le percosse), vólto (participio di volgere) e vòlto (il viso), fóro (il buco) e fòro (la piazza). La distinzione descritta dai dizionari è quella toscana; molte varietà regionali la realizzano diversamente.

Da dove viene la lettera O

Viene dal segno fenicio 𐤏 ʿayin, «occhio», che rappresentava una consonante faringale inesistente in greco. Come nel caso della A, i greci riutilizzarono un segno consonantico in eccesso per una vocale, e il cerchio dell'occhio passò a valere /o/ con il nome di omicron («o piccola»), in opposizione a omega («o grande»). I romani presero il cerchio senza modificarlo: la O è una delle lettere che meno sono cambiate dall'alfabeto fenicio.

La O negli altri alfabeti e codici

SistemaEquivalente
GrecoΟ ο (omicron) · Ω ω (omega)
CirillicoО о
Ebraicoע (ayin)
Araboع (ayn); la vocale si segna con damma
Morse— — —
Braillepunti 1-3-5
Alfabeto NATOOscar
LISdita che formano un cerchio

Le tre linee della O in morse formano la parte centrale del segnale SOS, trasmesso come tre punti, tre linee e tre punti.

Parole che iniziano con O

Regole e confusioni frequenti

La congiunzione o non vuole mai l'accento: scrivere ò è un errore. Prende la d eufonica solo davanti a parola che inizia per o (od odore), e nella norma moderna anche quella si evita. La voce del verbo avere ho si distingue dalla congiunzione grazie all'acca: ho fame ma pane o pasta. Vedi la lettera H. Infine, i plurali in -o che diventano -a femminile sono resti del neutro latino: il dito → le dita, il ginocchio → le ginocchia.

Come orientarsi fra o aperta e o chiusa

Una regola generale non c'è, ma alcuni indizi valgono quasi sempre nella pronuncia standard, di base toscana:

CasoTimbroEsempi
dittongo uoaperta /ɔ/uòmo, buòno, fuòco, scuòla
ò finale accentataaperta /ɔ/però, andò, farò
suffisso -osochiusa /o/famóso, curióso, gustóso
suffisso -one, -zionechiusa /o/bastóne, nazióne, stazióne
o atona (non accentata)sempre chiusaospedale, canto

La distinzione riguarda dunque solo la o tonica. Chi parla una varietà settentrionale o meridionale spesso la realizza in modo diverso, e nessun parlante viene frainteso per questo: le coppie minime come bótte e bòtte si distinguono quasi sempre grazie al contesto.

Tutte le parole che finiscono in -ò

A fine parola la o tonica è sempre aperta e si scrive sempre con l'accento grave. Le categorie più frequenti sono:

Il monosillabo po' (da poco) è l'eccezione più famosa: si scrive con l'apostrofo, perché è un troncamento, e mai con l'accento.

Il dittongo mobile: nuovo e novità

Molte parole hanno uo quando l'accento cade su quella sillaba e o semplice quando si sposta altrove: nuovo ma novità, buono ma bontà, suono ma sonoro, muove ma movimento, scuola ma scolaro. È il cosiddetto dittongo mobile. Nell'italiano di oggi la regola non è più rigida: si dice nuotare e non notare, per evitare confusione con l'altro verbo, e forme come suonare e sonare convivono.

O, oh e ho

Oltre alla congiunzione e al verbo, esistono due usi meno frequenti. La o vocativa introduce un'invocazione o un appello solenne: O Signore, o voi che ascoltate. L'interiezione oh, con l'acca finale, esprime sorpresa o emozione: oh, che bello!. Vedi anche le vocali dell'alfabeto e la lettera E, che ha la stessa doppia pronuncia aperta e chiusa.

La O come simbolo

La O maiuscola è il simbolo chimico dell'ossigeno e, come punto cardinale, l'abbreviazione italiana di ovest. Per la sua somiglianza con lo zero, molti codici la evitano: le targhe automobilistiche italiane, per esempio, non usano le lettere I, O, Q e U. Nell'alfabeto telefonico italiano la O si compita «Otranto».

Quando la O è aperta e quando chiusa?
Non c'è regola: dipende dalla parola. I dizionari lo segnalano con l'accento grave o acuto, che nella scrittura corrente non si usa.
Si scrive «o» o «ò»?
La congiunzione è sempre o, senza accento. L'accento grave appare solo su parole tronche come però.
Come si chiama la lettera O?
Si chiama semplicemente o; è femminile e invariabile («una o», «due o»). È la tredicesima lettera e la quarta vocale dell'alfabeto italiano.
Perché si dice «nuovo» ma «novità»?
Per il dittongo mobile: il dittongo uo compare quando la sillaba è accentata e si riduce a o quando l'accento si sposta. La regola oggi ha diverse eccezioni, come nuotare.
«Po'» si scrive con l'apostrofo o con l'accento?
Con l'apostrofo: po' è il troncamento di poco. Scrivere pò è un errore.
Come si scrive la O in morse?
Tre linee (— — —). È la lettera centrale del segnale SOS, insieme alle due S fatte di tre punti.

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