Alfabeto latino classico
Il latino classico si scriveva con 23 lettere: A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z. Non esistevano la J, la U né la W, e tutto si scriveva in un unico tipo di lettera, quello che oggi chiamiamo maiuscolo.
Le 23 lettere e la pronuncia restituta
| Lettera | Nome latino | Suono classico |
|---|---|---|
| A | ā | a |
| B | bē | b |
| C | cē | sempre /k/, anche davanti a e, i |
| D | dē | d |
| E | ē | e |
| F | ef | f |
| G | gē | sempre /g/ di gatto |
| H | hā | aspirata leggera |
| I | ī | /i/ e anche /j/ |
| K | kā | /k/, quasi in disuso |
| L | el | l |
| M | em | m |
| N | en | n |
| O | ō | o |
| P | pē | p |
| Q | qū | /k/, sempre con V |
| R | er | r vibrante |
| S | es | s sorda sempre |
| T | tē | t |
| V | ū | /u/ e anche /w/ |
| X | ix | ks |
| Y | ī Graeca | ü, solo nel greco |
| Z | zēta | ds, solo nel greco |
Classica ed ecclesiastica
| Grafia | Classica (I sec. a.C.) | Ecclesiastica (italiana) |
|---|---|---|
| Caesar | «kàisar» | «cèsar» |
| Cicero | «kìkero» | «cìcero» |
| vinum | «wìnum» | «vìnum» |
| gens | «ghens» | «gens» dolce |
| caelum | «kàilum» | «cèlum» |
| natio | «nàtio» | «nàzio» |
| scientia | «skièntia» | «sciènzia» |
| philosophia | «philosòphia», con p aspirata | «filosòfia» |
La pronuncia classica fu ricostruita nell'Ottocento confrontando trascrizioni greche, testimonianze di grammatici antichi, errori di scribi e l'evoluzione delle lingue romanze. Quella ecclesiastica è il latino come si pronunciava in Italia nel Medioevo, ed è ancora quella della liturgia cattolica e dell'uso scolastico italiano.
Dittonghi e gruppi di lettere
| Grafia | Pronuncia classica | Esempio |
|---|---|---|
| ae | «ai» | rosae, «ròsai» |
| oe | «oi» | poena, «pòina» |
| au | «au» | aurum |
| qu | /kw/ | aqua, «àkwa» |
| ph, th, ch | p, t, k aspirate, nei grecismi | theatrum, chorus |
| consonanti doppie | pronunciate lunghe, come in italiano | annus, mittere |
Nella pronuncia ecclesiastica ae e oe si riducono a una semplice e: Caesar «Cèsar», poena «pèna».
Dove cade l'accento
Il latino non segnava l'accento, ma la sua posizione è regolare e dipende dalla penultima sillaba:
- nelle parole di due sillabe l'accento cade sempre sulla penultima: rósa, áqua;
- nelle parole più lunghe cade sulla penultima se è lunga (vocale lunga o seguita da due consonanti): amícus, puélla;
- altrimenti cade sulla terzultima: dóminus, íncola.
Per questo i dizionari segnano la quantità della penultima: è l'unico modo per sapere se si dice dóminus o «domínus».
Le vocali lunghe
Il latino distingueva vocali lunghe e brevi, e la differenza cambiava il significato: malum con a breve è «male» e con a lunga è «mela»; venit è «viene» o «venne» a seconda della e. I romani non lo segnavano nella scrittura, salvo con l'occasionale apex. Il trattino (macron) dei manuali moderni è una convenzione scolastica.
Senza spazi né minuscole
Le iscrizioni classiche separavano le parole con un punto a mezza altezza, l'interpunctum: SENATVS·POPVLVSQVE·ROMANVS. Poi la scriptio continua le scriveva di seguito senza alcuna separazione. Lo spazio bianco si generalizzò con i copisti irlandesi del VII e VIII secolo, e le minuscole nacquero con la minuscola carolina, verso l'800.
Da 23 a 26: come nacquero J, U e W
I romani usavano la stessa lettera per la vocale e per la semiconsonante: I valeva /i/ e /j/ (IVLIVS, «Iulius»), V valeva /u/ e /w/ (VENI VIDI VICI). La distinzione grafica nacque molto più tardi:
- U e V erano all'inizio due forme della stessa lettera, una arrotondata usata nella scrittura corsiva e l'altra angolosa nelle maiuscole;
- J nacque come variante allungata della i, usata in fine di parola o nei numeri (viij);
- nel Cinquecento grammatici e tipografi, fra cui Gian Giorgio Trissino, proposero di usare stabilmente U e I per le vocali e V e J per le consonanti; la distinzione si impose nella stampa tra Cinquecento e Seicento;
- W nacque nel Medioevo come «doppia V» per scrivere il suono /w/ delle lingue germaniche.
Molte edizioni moderne di testi latini scrivono ancora u anche per il suono /w/ (uinum) o mantengono i per /j/ (iam, Iulius), proprio per rispettare l'alfabeto antico.
Le lettere di Claudio
L'imperatore Claudio (41–54 d.C.), appassionato di grammatica, cercò di aggiungere tre lettere: Ⅎ (digamma inversum) per il suono /w/ della V consonante, Ↄ (antisigma) per il gruppo ps, e Ⱶ (mezza H) per una vocale intermedia tra i e u. Si usarono in iscrizioni ufficiali durante il suo regno e furono abbandonate subito dopo la sua morte.
Lettere e numeri
I numerali romani sono lettere dell'alfabeto: I (1), V (5), X (10), L (50), C (100), D (500), M (1000). Per questo nelle iscrizioni è facile confondere una parola con un numero: un tratto orizzontale sopra le lettere segnalava talvolta che andavano lette come cifre.
Vedi alfabeto latino, alfabeto latino arcaico, alfabeto etrusco, alfabeto greco antico, maiuscole e minuscole ed evoluzione dell'alfabeto.
- Quante lettere aveva il latino classico?
- 23, dopo l'aggiunta di Y e Z nel I secolo a.C.: A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z.
- Come si pronunciava Caesar?
- «Kàisar» in latino classico; «Cèsar» nella pronuncia ecclesiastica italiana.
- I romani avevano la lettera J?
- No. Il suono /j/ si scriveva con la I (IVLIVS per Iulius); la J come lettera autonoma si affermò solo tra Cinquecento e Seicento.
- Come si legge la V in latino classico?
- Come vocale /u/ oppure, davanti a vocale, come la semiconsonante /w/: VENI VIDI VICI si leggeva «wèni wìdi wìki».
- Il latino classico aveva le minuscole?
- No: i romani usavano un solo tipo di lettera, da cui derivano le nostre maiuscole. Le minuscole si svilupparono dalle scritture medievali e si fissarono con la minuscola carolina, verso l'800.